L’Antitrust multa Vodafone e Fastweb per pratiche di retention illegali
Dopo l’Agcom, che ha sanzionato cinque operatori di telefonia (Vodafone, Telecom Italia, Opitel, Bt Italia, Eutelia), con multe per un totale di circa 2,8 milioni di euro, anche l’Antitrust ha sanzionato Vodafone e Fastweb per pratiche di retention illegali. L’Autorità garante delle comunicazioni aveva già reso noto che, «nell’ambito della sua attività a tutela dei consumatori, ha concluso negli ultimi mesi una serie di procedimenti diretti a verificare la corretta osservanza, da parte di alcuni operatori telefonici, delle norme in tema di portabilità del numero, servizi non richiesti, indici di qualità, applicando sanzioni per complessivi 2.804.000 euro».
L’Antitrust ha aperto una istruttoria sul mercato degli operatori virtuali (MVNO). Nel PDF dell’AGCM si legge: “Sulla base delle evidenze documentali acquisite (…) risulta che VODAFONE ha adottato comportamenti che hanno reso difficoltoso e ritardato l’avvio della richiamata procedura”. Anche l’Antitrust quindi accusa questi operatori di telefonia di attuare “una condotta contraria alla diligenza professionale e idonea ad incidere sulle scelte economiche del consumatore”. E Vodafone dovrà pagare una multa per “ostacoli alla migrazione e retention ingannevole”. Quello che, oltre ai clienti ingannati anche l’Antitrust pare non avere in particolare gradito è stata la scorrettezza, l’aggressività della condotta e l’ intenzionale mancanza di chiarezza. La conclusione raggiunta dall’Antitrust è arrivata in seguito a numerose segnalazioni da parte di clienti raggirati di scorrettezze gravi, come il non rilasciare ai clienti i codici di migrazione, o a rilasciare codici di migrazione errati. I Call Center hanno poi trasformato la retention in una farsa. Ai clienti sono stati proposti piani tariffari con condizioni economiche vantaggiose e personalizzate… che, però, non sarebbero state mai attivate, e sarebbero state proposte soltanto al telefono, senza alcuna registrazione. O ancora è successo di accettare una retention e scoprire solo successivamente alla revoca che le caratteristiche delle tariffe promozionali proposte non sono per niente vantaggiose (ad esempio: si “scopre” che la tariffa promozionale ha uno scatto non menzionato dall’operatore, oppure che il bonus ricevuto può essere utilizzato solo per chiamate on-net e verso i fissi), tutto grazie a informazioni lacunose e parziali. Serviranno 230mila euro per chiudere definitivamente la questione?













